Roulette Russa

So benissimo che scrivere questo post non cambierà nulla, è solo un mio amarissimo sfogo; chi mi conosce sa che non mi lamento a prescindere ma per esperienze vissute.

L’ultimo viaggio in treno per andare a trovare Valeria a Venezia era finito così… ma io sono scemo e ho voluto dare alle nostre ferrovie un’altra opportunità; così ora che la destinazione è cambiata in Bologna e non volendo spendere ad ogni viaggio 60€ tra Diesel e Telepass mi sono informato sui treni Bergamo-Bologna.

Comincia così un’epopea mistica sul sito Trenitalia tra treni che compaiono, scompaiono (Ma questo non c’era ieri… e che fine a fatto quello che volevo prendere io?) e l’eterna indecisione tra i regionali e Italo.

Non ho moltissima scelta quindi acquisto i biglietti per una delle poche opzioni, anche se è un po’ rischiosa: ho solo sei minuti di tempo per effettuare uno dei cambi, quindi il minimo ritardo significherebbe un pesante ritardo sulla tabella di marcia.

Starete sicuramente pensando:
Eccolo lì, ci ha provato e ha perso il cambio.

No. Non sono nemmeno partito, dato che il primo treno della lista è stato
C A N C E L L A T O
senza nessuna spiegazione e nessuna soluzione alternativa.

Ma perchè è stato cancellato?
… e chi lo sa?
Ma c’è un treno o un pullman alternativo?
… e chi lo sa?
E tutti i cambi che dovevo fare già prenotati?
… cavoli tuoi.

Già, cavoli miei; lo so, avevo mille possibilità, dal provare ad aspettare all’arrivare in qualche modo al cambio successivo.

Ma valeva la pena sapendo che sarebbe potuto di nuovo succedere con qualsiasi treno successivo, quando meno te lo aspetti?

Sono tornato a casa e ho preso la macchina. ‘Fan***o ai treni.

Sapevo che viaggiare sulle nostre ferrovie sarebbe stato una roulette russa.
Solo non mi aspettavo di cadere al primo colpo.

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Pokémon è solo un gioco per bambini?

Diverse volte ho sentito per strada o letto nella rete la frase “Io non gioco coi Pokémon perchè è roba per bambini”.
Alla lunga questa frase mi ha fatto riflettere così ho deciso di mettere su carta i miei pensieri a riguardo.
Analizzando velocemente questa serie di videogiochi il primo elemento che balza all’occhio è il comparto grafico molto “fumettoso”; l’aspetto delle ambientazioni, dei personaggi e degli stessi pokémon è chiaramente stato realizzato per far colpo non sul pro gamer ma su categorie differenti di persone.
Ho scritto persone e non giocatori, questo perchè nella mia esperienza personale ho visto bambini, ragazzi, ragazze, padri e madri di famiglia che non avevano mai utilizzato un videogame cominciare la loro “carriera ludica” proprio grazie ai primi titoli di questa serie.
La domanda che mi è sorta spontanea dopo questo pensiero è stata: basta un comparto grafico fumettoso per provocare l’innegabile successo che hanno avuto i videogiochi dedicati ai Pokémon?
Questo quesito diventa ancora più importante quando ci rendiamo conto che una grossa fetta di appassionati non rientra certo nella categoria “bambini”; come mai un adulto si appassiona a un titolo del genere?
La risposta secondo il mio parere si può trovare solo se non ci si sofferma solo sull’apparenza (comparto grafico) ma si analizza anche la meccanica di gioco, che è in tutto e per tutto quella di un JRPG.
Per chi non mastica molto le sigle vuol dire che è un gioco di ruolo in stile giapponese, con combattimenti (casuali e non) a turni basati sui parametri dei combattenti; un esempio del genere è la famosissima serie Final Fantasy.
Pokémon non ha la trama o la profondità di altri JRPG, ma ha comunque avuto un successo a livello mondiale, coinvolgendo non solo la fascia di popolazione a cui era destinato.
Per svelare questo mistero subentra un elemento che manca a moltissimi altri giochi: il collezionismo. L’obiettivo di questo titolo non è risolvere un mistero o sconfiggere un nemico finale; questi sono elementi che, quando presenti, passano in secondo piano di fronte al vero e unico traguardo: collezionare tutti i pokémon.
Inizialmente questo può sembrare un obiettivo fin troppo semplice, ma dopo poco tempo di gioco ci si accorge dell’impegno che questo compito comporta: cercare ogni specie (dalla più comune alle più rare), allenare ogni singolo pokémon per farlo evolvere, scambiare gli elementi mancanti con altri giocatori.
Tutto questo non si può certo svolgere in poche ore di gioco, rendendo Pokèmon molto longevo e impegnativo, una sfida degna anche di un pro gamer.
Non dimentichiamoci inoltre della strategia richiesta nei combattimenti: pur essendo semplice è riuscita a intrigare moltissimi giocatori i quali sono arrivati a stendere tabelle dei tipi con le loro relative forze e debolezze in modo da sapere quale pokèmon o mossa ultilizzare al momento giusto.
Eppure la serie viene considerata ancora “un gioco per bambini”; ho visto tre tipi di persone fare questa affermazione: giocatori a cui non piace il genere (giustissima questione di gusti) e lo considerano poco stimolante, giocatori che si fermano all’apparenza senza nemmeno provare il titolo e infine persone che dopo averci giocato per qualche tempo si sono rese conto di non avere voglia di dedicare così tanto tempo e impegno a un gioco, cercando quindi una scusa per non ammettere di essersi arrese.
Ci saranno molte altre ragioni ma queste sono le più comuni nella mia esperienza, il che mi ha portato a un’ultima riflessione: se una serie di collezione e strategia di questo tipo viene considerata con leggerezza un gioco per bambini, allora sono fiero di essere definito un “bambino troppo cresciuto”.

Avanzamento lavori di ristrutturazione

Questa mattina sto facendo una luuuunga installazione e nei tempi morti mi sono messo un po’ a portare avanti il lavoro d’ufficio e un po’ a ristrutturare il blog.

Penso abbiate già notato il cambio di theme; Choco mi piaceva come aspetto ma non gestiva bene i menu delle categorie (su cui si basa ora come ora il blog), quindi ho deciso di utilizzare questo template, per ora.

Visto che, come accennato nella comunicazione precedente, non tutti i post saranno forzatamente comici come in precedenza, il blog vero e proprio rientrerà da ora in avanti nella categoria True Blog.

Per quanto riguarda invece la parte “comica” di (dis)avventure mi sono reso conto che non aveva senso dedicare due diverse categorie (Vecchio Diario e Nuovo Diario); le ho quindi unificate entrambe nel nuovo Diario Comico, togliendo la data dal titolo dei post vecchi e assegnando loro appunto la data di pubblicazione avvenuta ai tempi del blog di MSN (così da mantenere il corretto ordine cronologico).

Per ora mi ritengo abbastanza soddisfatto ma c’è ancora qualche elemento che non mi convice; non riuscendo però a capire cos’è dovrà aspettare la prossima ondata di ristrutturazioni (Tremate!!!)

Buona lettura a tutti

Hobbiton XX

Questo fine settimana ho avuto il piacere di partecipare allo svolgimento della ventisima edizione di Hobbiton, l’annuale manifestazione della Società Tolkeniana Italiana (STI).
Noi de La Torre d’Avorio abbiamo avuto il piacere di ospitare ai nostri tavoli da gioco persone di tutte le età provenienti da tutta Italia (molti da Veneto, Lombardia, Toscana, Lazio, Emilia, Campania e Sicilia) per cui posso assicurarvi che l’esperienza è stata più che positiva, grazie anche alla buona compagnia dei soci Torre (Camillo e Monfa) e degli amici de La Compagnia dei Viaggiatori in Arme.

Voglio però porre l’attenzione su tre note interessanti:

  • Valerio Massimo Manfredi (scrittore e archeologo) durante la sua piccola conferenza “Il fantastico nel mondo antico” afferma (neanche troppo velatamente) che la Bibbia è un capolavoro della letteratura fantastica al pari di Gilgamesh, Iliade e Odissea (Quest’uomo è un mito!); notando alcune facce stupite tra il pubblico se n’è uscito con “Tanto lo dice anche il Papa…” (EH? 0.o)
  • Le Battute da Taverna (Fantasy) che sono volate durante la manifestazione, soprattutto tra gli staff di rievocazione (Esempio: “I mezz’elfi sono la dimostrazione che non tutte le elfe si accontentano solo della punta”)
  • Il mitico Uruk-Hai che ha vinto la gara Cosplay: costume, armi e trucco realizzati da solo, tutto veramente perfetto; parlava in vicentino. Un Huruk che parlava pesantemente in vicentino. Un mito.

Avorio

A dicembre l’associazione ludica di cui faccio parte (La Torre d’Avorio) ha partecipato ai mercatini di Natale del paese che ospita la nostra ludoteca, con l’obiettivo di intrattenere adulti e bambini con giochi da tavolo per tutta la famiglia.
La mattina presto ci siamo ritrovati per montare il nostro stand ed eravamo affacendati nel montaggio del gazebo quando ho notato un’anziana signora che fissava con sguardo perplesso il nostro striscione.
Allegro e ignaro, ho fatto l’errore.
Io: “Bungiorno signora! Posso esserle utile?”
Sig.ra: “Ma questa Torre d’Avorio… cos’è?”
Io: “La Torre d’Avorio è un’associazione che promuove il gioco come forma di interazione sociale, soprattutto per quanto riguarda i più giov…”
Sig.ra: “Sì ma perchè d’Avorio?”
Io: “Il nome viene dal romanzo La Storia Infinita dove…”
La signora si è spazientita, ha alzato la manica e mi ha mostrato un braccialetto.
Sig.ra: “Vedi questo braccialetto? Questo è argento e avorio. La vostra torre, di avorio… non ne ha”
Qui avrei fatto meglio a chiudere la bocca, ma si sa, sono giovane e ingenuo.
Io (ridendo): “Per ora ci dobbiamo accontentare, ma se qualcuno ci fa una bella donazione la costruiamo una vera torre d’avorio come nuova sede”
La signora ha sgranato gli occhi e si è infuriata (nel frattempo tutti quelli che stavano lavorando al gazebo si erano fermati e raggruppati dietro di me per assistere alla scena)
Sig.ra: “Donazioni?? Siete voi che dovreste fare donazioni a noi!”
Di colpo si è calmata, ha rovistato nella borsa e…
Sig.ra: “Toh, tieni la cioccolata che voi siete giovani”
E se n’è andata dopo avermi dato un’intera stecca di cioccolato svizzero.
Mi sono girato verso gli altri, senza parole.
Con la cioccolata in mano.

Nonchalance

Lo scorso anno io e Valeria ci siamo regalati uno SmartBox per un week-end di relax in una SPA.
I due giorni sono stati bellissimi e come struttura (albergo, piscina, idromassaggio e via dicendo) ci siamo trovati veramente molto bene… ma vi pare che non dovessi combinare qualcosa?

Esclusa dall’offerta era la cena del sabato sera, acquistabile però a parte per una cifra spropositata. A persona, ovviamente.
Di comune accordo abbiamo quindi deciso di mangiare fuori dall’albergo, “magari in quel pub segnalato a 300 metri”.
MAGARI.
Armati di buone speranze siamo partiti a piedi e siamo arrivati al pub. Chiuso. Da quello che si direbbe tre anni, vista la polvere.
Eravamo poco distanti da un vialone che ci avrebbe condotti al centro di Pavia, quindi ci siamo fatti una risata e siamo partiti “così per fare due passi”.
DUE PASSI.
Dopo VENTICINQUE minuti di camminata, affamati, senza trovare nemmeno un misero barettino ancora aperto.. abbiamo trovato la salvezza: una COOP.
Trafugati un paio di tramezzini a testa e qualche bibita siamo usciti rendendoci conto che essendo febbraio all’esterno faceva leggermente freschino; decidiamo quindi di tornare in albergo.
Strada facendo però… IL DUBBIO MORALE: “che figura però, mentre tutti cenano, entrare nella hall con il sacchetto della COOP”.
In quel momento mi è venuta un’idea (…già che non è venuta a Valeria ma a me vi farà intuire che non è andata a finire bene): saremmo entrati con nonchalance, arrotolando il sacchetto e mettendolo sottobraccio, in modo che non si leggesse la scritta COOP; nessuno avrebbe mai saputo cosa c’era in quel sacchetto!
Arrivati all’ingresso abbiamo fatto un bel respiro e siamo entrati spediti “mi raccomando Vale, con nonchalance!”
CON NONCHALANCE.
Siamo entrati, abbiamo fatto due passi, si è rotto il sacchetto. TRAMEZZINI PER TUTTA LA HALL.
La cosa divertente è che prima che i tramezzini toccassero terra, Valeria era già sparita.
Chiudendomi fuori dalla stanza.

Con nonchalance.

A volte ritornano

Alcune persone mi hanno chesto di continuare a scrivere sul blog, magari senza far passare anni tra un post e l’altro.

La mia paura più grande è sempre stata quella di non avere “nuove (dis)avventure” da scrivere, visto che come avrete notato il blog fino ad ora si è basato solo sulle cose strane che mi capitavano qualche tempo fa.

Le cose strane (direi fortunatamente) non hanno smesso di accadere, solo che non si sa mai quando capitano e quindi non mi garantirebbero la continuità richiesta per il blog; questa mia paranoia ha causato l’abbandono per qualche tempo del sito wordpress.

Uno dei pochi seguaci mi ha però fatto notare che effettivamente non deve per forza essere un “diario delle sfighe” ma posso anche usarlo come… blog, scrivendo le mie riflessioni su ciò che mi piace o non mi piace.

Beh, che dire… proviamoci. Io proverò a tenere aggiornato questo piccolo sito, voi gentilmente fatemi sapere se ciò che leggerete su queste pagine vi piace o non vi piace.