L’uomo che sussurrava ai server

Sono stato recentemente preso in giro perchè assegno nomi affettuosi ai computer e spesso mentre faccio manutenzione parlo con loro.
Beh, perchè no?
Siamo sicuri che gli aggeggi tecnologici in cui riversiamo così tanto di noi non abbiano davvero una personalità?
Prendiamo ad esempio il mio navigatore.
Chiunque abbia viaggiato con me sa che litigo con quel coso ogni volta che mi da un’indicazione sbagliata, quindi ad ogni percorso.
Qualche mese fa per lavoro mi ha letteralmente abbandonato nel nulla, dicendomi di essere arrivato a destinazione… peccato fossimo in una cava di granito. Ovviamente ho passato il resto del tragitto a insultare l’aggeggio.
Niente di strano, se non fosse che da quel momento, per più di una settimana, il navigatore non abbia più “parlato”.
Il volume c’era, nei test audio funzionava tutto, ma non mi forniva nessuna indicazione vocale.
Mentre meditavo di cambiarlo, senza toccare nulla, ha ripreso a “parlare”.
Chi lo sa quale impostazione si era attivata o che guasto ha avuto… anche se non riesco a scrollarmi di dosso la sensazione che si sia offeso e l’abbia fatto per ripicca!

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Lucca One Shot

Quest’anno è andata così: niente preparazione, niente albergo, niente giorni di ferie.
Io e Valeria ci siamo lanciati all’ultimo minuto nell’impresa: farci Lucca Comcs & Games in un solo giorno. DI SABATO. CON LA PIOGGIA!
Dopo un’alzataccia alle 06:30 siamo partiti da Bologna e grazie al navigatore (che non è aggiornato e quindi mi ha fatto sbagliare la strada allungandola di 20 minuti) siamo arrivati vicini alle mura di Lucca dove, cercando con un poco di furbizia, abbiamo trovato un bellissimo parcheggio GRATUITO (Valeria Approved).
Da lì siamo entrati in città ma non avevamo ben capito in che punto eravamo rispetto alla fiera (essendo abituati ad arrivare col treno alla solita entrata sud); ci siamo così messi alla ricerca di cartelli, segnalazioni e quanto ci potesse portare alla biglietteria più vicina.
Lì abbiamo avuto un discreto colpo di fortuna (che ci si sarebbe ritorto contro più tardi, come mio solito): dovendo acquistare solo il biglietto della giornata, la coda è stata cortissima!
Da qui è cominciata la vera avventura: affrontare la marea di GGENTE. E la pioggia. TANTA PIOGGIA.
Le condizioni climatiche e il numero di avventori ha fatto in modo che ci potessimo godere poco la fiera, siamo a mala pena riusciti a salutare gli amici e a comprare qualche volume (nemmeno tutti, causa code assurde e gente maleducata); l’unico rifugio certo è stata l’area mostre, al calduccio e al riparo dalle interperie.
Il punto è che alle 18:00 eravamo DISTRUTTI e pronti per tornare a casa, quindi siamo usciti da sud per dirigerci (con una passeggiata romantica lungo le mura esterne) verso la biglietteria della mattina, ad ovest.
MA.
Abbiamo camminato… camminato… camminato per un’ora e non abbiamo trovato la porta da cui siamo entrati; siamo arrivati a nord (abbastanza stanchini) e abbiamo consultato una mappa.
Rendendoci conto solo in quel momento che la mattina (in preda all’euforia) noi siamo arrivati da est e nel cercare una biglietteria abbiamo tagliato la diagonale della città.
Quindi, per l’ennesima volta nella mia breve vita… ho sbagliato strada. Facendo fare a Valeria una camminata romantica “leggermente” lunga. Giusto un’ora di strada circumnavigando quasi per intero le mura di Lucca.
(Nella vita precedente dovevo essere o Colombo o Magellano)
… mi sa che l’anno prossimo non la faccio più Lucca One Shot…

Il Grande Libro

Lo scorso anno prima del compleanno di un mio amico sono stato parecchio impegnato e non sono riuscito, come faccio solitamente, a seguire la “progettazione” del regalo; ho delegato quindi la decisione ad altri amici e non ci ho più pensato fino a qualche giorno prima, quando ho ricevuto un messaggio in Skype.

“Ciao Ben, abbiamo deciso il regalo ma non troviamo il libro, riusciresti a vedere se c’è dalle tue parti?”

“Guarda, al momento sto lavorando su un sito ma se mi scrivi al volo il titolo telefono alla libreria e vediamo cosa mi dicono”

Senza nemmeno guardare skype ho cercato velocemente il numero di telefono per i clienti e, sempre lavorando sul sito, ho chiamato.

“Buonasera sarei interessato a un libro ma non so se l’avete, quindi prima di passare chiedevo un piccolo controllo”

“Mi dica il titolo o l’autore”

Ho aperto Skype e letto ad alta voce il titolo.

“Mi servirebbe Il… ehm… Grande.. Libro delle… ehm… Tette”

“Mi scusi?”

“Cercavo Il Grande Libro delle Tette”

TU TU TU TU TU TU.

Mi ha riattaccato… e non posso nemmeno biasimarla.

Ho lasciato perdere il lavoro (chissà come mai ma la concentrazione era andata a quel paese…) e cercato meglio prima di effettuare una nuova mossa; ho così scoperto che in verità il libro era una raccolta di fotografie d’autore chiamata The Big Book of Breasts 3D (sì… contiene appositi occhiali 3D). La ricerca ha avuto esito positivo: c’era ancora un volume in una libreria non troppo distante. Ma in questo caso, non so perchè, non ho chiamato e ho deciso di andarci personalmente la sera dopo.

Raccolto il coraggio necessario mi sono presentato di fronte alla commessa, chiedendo il libro e sperando segretamente che non conoscesse l’inglese.

“Faccio subito un controllo!”

Mentre cercava a video ho cambiato desiderio, sperando che nell’archivio non ci fosse la copertina (ovviamente la rappresentazione di un gigantesco seno femminile); la commessa si è illuminata e mi ha sorriso. C’era la copertina. Ridacchiando è andata dall’altra parte della libreria, ha sollevato il libro (mostrandolo quindi a tutti gli altri clienti) e urlato

“E’ questo che cerchi?”

Da quel momento se devo comprare libri li ordino on-line su Amazon. Chissà perchè.

Avorio

A dicembre l’associazione ludica di cui faccio parte (La Torre d’Avorio) ha partecipato ai mercatini di Natale del paese che ospita la nostra ludoteca, con l’obiettivo di intrattenere adulti e bambini con giochi da tavolo per tutta la famiglia.
La mattina presto ci siamo ritrovati per montare il nostro stand ed eravamo affacendati nel montaggio del gazebo quando ho notato un’anziana signora che fissava con sguardo perplesso il nostro striscione.
Allegro e ignaro, ho fatto l’errore.
Io: “Bungiorno signora! Posso esserle utile?”
Sig.ra: “Ma questa Torre d’Avorio… cos’è?”
Io: “La Torre d’Avorio è un’associazione che promuove il gioco come forma di interazione sociale, soprattutto per quanto riguarda i più giov…”
Sig.ra: “Sì ma perchè d’Avorio?”
Io: “Il nome viene dal romanzo La Storia Infinita dove…”
La signora si è spazientita, ha alzato la manica e mi ha mostrato un braccialetto.
Sig.ra: “Vedi questo braccialetto? Questo è argento e avorio. La vostra torre, di avorio… non ne ha”
Qui avrei fatto meglio a chiudere la bocca, ma si sa, sono giovane e ingenuo.
Io (ridendo): “Per ora ci dobbiamo accontentare, ma se qualcuno ci fa una bella donazione la costruiamo una vera torre d’avorio come nuova sede”
La signora ha sgranato gli occhi e si è infuriata (nel frattempo tutti quelli che stavano lavorando al gazebo si erano fermati e raggruppati dietro di me per assistere alla scena)
Sig.ra: “Donazioni?? Siete voi che dovreste fare donazioni a noi!”
Di colpo si è calmata, ha rovistato nella borsa e…
Sig.ra: “Toh, tieni la cioccolata che voi siete giovani”
E se n’è andata dopo avermi dato un’intera stecca di cioccolato svizzero.
Mi sono girato verso gli altri, senza parole.
Con la cioccolata in mano.

Nonchalance

Lo scorso anno io e Valeria ci siamo regalati uno SmartBox per un week-end di relax in una SPA.
I due giorni sono stati bellissimi e come struttura (albergo, piscina, idromassaggio e via dicendo) ci siamo trovati veramente molto bene… ma vi pare che non dovessi combinare qualcosa?

Esclusa dall’offerta era la cena del sabato sera, acquistabile però a parte per una cifra spropositata. A persona, ovviamente.
Di comune accordo abbiamo quindi deciso di mangiare fuori dall’albergo, “magari in quel pub segnalato a 300 metri”.
MAGARI.
Armati di buone speranze siamo partiti a piedi e siamo arrivati al pub. Chiuso. Da quello che si direbbe tre anni, vista la polvere.
Eravamo poco distanti da un vialone che ci avrebbe condotti al centro di Pavia, quindi ci siamo fatti una risata e siamo partiti “così per fare due passi”.
DUE PASSI.
Dopo VENTICINQUE minuti di camminata, affamati, senza trovare nemmeno un misero barettino ancora aperto.. abbiamo trovato la salvezza: una COOP.
Trafugati un paio di tramezzini a testa e qualche bibita siamo usciti rendendoci conto che essendo febbraio all’esterno faceva leggermente freschino; decidiamo quindi di tornare in albergo.
Strada facendo però… IL DUBBIO MORALE: “che figura però, mentre tutti cenano, entrare nella hall con il sacchetto della COOP”.
In quel momento mi è venuta un’idea (…già che non è venuta a Valeria ma a me vi farà intuire che non è andata a finire bene): saremmo entrati con nonchalance, arrotolando il sacchetto e mettendolo sottobraccio, in modo che non si leggesse la scritta COOP; nessuno avrebbe mai saputo cosa c’era in quel sacchetto!
Arrivati all’ingresso abbiamo fatto un bel respiro e siamo entrati spediti “mi raccomando Vale, con nonchalance!”
CON NONCHALANCE.
Siamo entrati, abbiamo fatto due passi, si è rotto il sacchetto. TRAMEZZINI PER TUTTA LA HALL.
La cosa divertente è che prima che i tramezzini toccassero terra, Valeria era già sparita.
Chiudendomi fuori dalla stanza.

Con nonchalance.

… solo a me.

Si dice che sono cose che capitano… però ho questa strana sensazione che accadano solo a me.

Sono da un cliente ormai da due ore; lancio un’operazione lunga (stimata sui trenta minuti) e chiedo dov’è il bagno.

Entro, chiudo a chiave, faccio quello che devo fare, mi lavo le mani… non gira più la chiave.

Provo a fare più forza, a muovere la maniglia, a spingere la porta mentre giro, a tirarla… nulla.

SONO RIMASTO CHIUSO NEL BAGNO. Solo a me può capitare.

Mentre provo e riprovo (e sono già passati dieci minuti) chiamo in cerca di aiuto, ma sono troppo lontano dagli uffici; mi rimane solo il jolly: chiamare in ufficio e chiedere di chiamare il cliente (e per fortuna che avevo il cellulare in tasca).

Potete soltanto immaginare la mia collega al centralino quando le ho spiegato la situazione.

Dieci minuti dopo, recuperato un piede di porco, riescono a sollevare la porta quel tanto per sbloccare la serratura.

Solo. A. Me.

P.S.: ovviamente una volta tornato in ufficio lo sapevano già TUTTI. Sputtanesciòòòòòn!

Mappe esaustive

Da poco tornato dalla gita Vienna-Budapest con Valeria ho portato un souvenire esilarante per il blog.

Nel nostro ostello a Budapest ci è stata consegnata una bella cartina della città per orientarci, contenente molte informazioni utili… e un piccolo “dizionario” inglese-ungherese per imparare a pronunciare alcune frasi… ma guardate quali!!!

e come se non bastasse… ne ho trovata una anche di Firenze! (non chiedetemi cosa ci facesse una mappa di Firenze a Budapest…) ma anche in questo caso: SOLO FRASI UTILISSIME!