Informazioni su garethdrake

Marco “Gareth Ben Drake” Benti, bardo/cavaliere umano di livello 29.

Settimana di lettura di un manuale di gioco di ruolo in pubblico

Tre volte l’anno alcuni appassionati di gioco di ruolo “festeggiano” date importanti con una simpatica iniziativa: la lettura di un manuale di gioco di ruolo in pubblico.
Quando si svolgono questi tre eventi?

  • La settimana intorno al 4 Marzo (Giorno del GM e anniversario della morte di Gary Gygax, co-autore di Dugeons & Dragons)
  • La settimana intorno al 27 Luglio (Anniversario di nascita di Gary Gygax)
  • La settimana intorno al primo di Ottobre (Anniversario di nascita di Dave Arneson, l’altro co-autore di Dungeons & Dragons e periodo in cui l’Associazione dei Bibliotecari Americani celebra la Settimana del Libro Proibito)

Per celebrare l’evento non bisogna fare altro che seguire l’indicazione nel nome stesso: leggere in pubblico un qualsiasi manuale di un gioco di ruolo cartaceo; lo scopo è quello di promuovere la cultura del gioco (spesso considerata di nicchia) provocando la curiosità di chi ci sta intorno. Domande semplici come “Che bella copertina, cosa stai leggendo?” o “Vedo che c’è scritto gioco di ruolo, come funziona?” possono fare in modo che un numero maggiore di persone scopra qualche elemento in più del nostro passatempo preferito; se siamo veramente fortunati, potremmo addirittura coinvolgere qualche curioso e “creare” un nuovo appassionato (che, ammettiamolo, un po’ ci odierà per tutta la vita).
Pur conoscendo questa iniziativa non avevo mai avuto occasione di provarla, anche perchè secondo me se non ci si posiziona in un ambiente “fertile” (ovvero dove potrebbe esserci qualcuno di interessato o dove almeno qualcuno ci conosce, anche se solo di vista) rischia veramente di essere un festeggiamento privato e che l’informazione nascosta vada persa.
Quest’anno però ho approfittato del fatto che nella nuova azienda per cui lavoro moltissimi colleghi sono giovani e tra di loro sto scoprendo appassionati di videogiochi, manga, fantasy o fantascienza, per cui nella settimana dal 28 Luglio e l’1 Agosto ho voluto provare.
La mattina sono uno dei primi ad arrivare in ufficio; spesso e volentieri passo un po’ di tempo a leggere mentre aspetto l’apertura quindi non è strano che all’ingresso dei colleghi questi mi trovino assorto nella lettura di qualche libro/fumetto. Quella settimana ho portato invece il Manuale del Giocatore 3.5 di Dungeons & Dragons e all’inizio dell’orario lavorativo per tutti e cinque i giorni l’ho CASUALMENTE lasciato in bella vista appoggiato sulla mia borsa.
Ecco a voi il risultato

  • 3 persone hanno scoperto dell’esistenza dei giochi di ruolo
  • 2 persone conoscevano già il mondo dei gdr ma non sono mai state interessate
  • 2 persone in ufficio hanno giocato di ruolo tempo fa ma hanno smesso per mancanza di tempo
  • 1 persona aveva già giocato e ora è interessata a ricominciare
  • 1 persona non conosceva nessun gdr e ora è interessata a provare

E’ stato divertente? Sì. E’ stato utile? A quanto pare sì. Lo rifarei? Perchè no, non mi costa nulla. Avrebbe sortito lo stesso effetto se l’avessi fatto in spiaggia o al parco? Secondo me no, ma chissà, un giorno potrei provarci e raccontarvi l’esito.

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Social Privacy?

Questa è la prima parte di una mia riflessione sulle “grandi paranoie informatiche“; non vuole presentarsi come verità assoluta o come manuale su come dovrebbe girare il mondo, ma chiarisce i miei pensieri in merito a questi argomenti. Non è neanche frutto dell’esperienza maturata in anni di lavoro nel campo dell’informatica, solo di quella personale da “web surfer“. So che il contenuto di questo articolo può essere considerato controverso o non condivisibile, ma almeno nel mio blog mi permetto di scrivere la mia opinione.

L’argomento di oggi? La privacy nei Social Network.
Se ne è parlato e stra-parlato: quali sono i rischi, quali sono le norme, quali sono le difese, come applicarle; il mio pensiero però si trova a monte di tutto questo: cosa condividiamo sui social network?

Proviamo a categorizzare i contenuti.

A) Ricondivisione di contenuti di altri utenti
B) Contenuti personali pubblici
C) Contenuti personali destinati agli amici
D) Contenuti personali privati

Quando parliamo di tipo A ammettiamolo: ce ne freghiamo altamente; raramente ci soffermiamo a pensare alla privacy in relazione a foto, video, link e testi pubblicati da pagine, conoscenti o amici. Magari queste persone avrebbero voluto condividere quei post solo con noi e ora, grazie alla noncuranza dei follower (o magari proprio la nostra) che in un mondo digitale sempre più frenetico ricondividono un contenuto senza prima aver nemmeno finito di visualizzarlo, è praticamente di dominio pubblico.

Il tipo B sembra facile (se l’ho condiviso pubblicamente mi va bene così no?)… eppure voglio analizzare un caso particolare. Cosa fareste se vi capitasse di vedere pubblicato on-line, su un social network o su una pagina esterna, un vostro contenuto, magari senza fonte dichiarata? Certo, è sempre possibile chiedere a chi ha effettuato la condivisione “pirata” di eliminare il post o dichiarare la fonte… ma se il nostro contenuto era pubblico e senza copyright, ci si può solo appellare al buon senso (HAHAHAHA) dell’altra persona senza poterci lamentare con nessuno.

Dopo aver parlato del tipo A è normale pensare che il tipo C sia la stessa cosa, ma al contrario: possiamo solo sperare che amici e conoscenti non ricondividano allegramente ciò che abbiamo destinato solo a loro, ma non posiamo certo arrabbiarci e tenere il broncio se quacuno, navigando nei social nei cinque minuti di pausa non si sofferma a ragionare sul tipo di condivisione applicata ad ogni post che legge.

Infine arriviamo al tema più scottante: il privato. Destinato a pochi intimi, non vogliamo che venga nemmeno captato dai semplici conoscenti. Quindi a questo punto comincia la grande paranoia, quasi più temibile del furto dei documenti nel portafoglio: “Ma il social è in grado di garantire davvero la privacy? E cosa succede se QUALCUNO (Altri utenti? Il social? Il governo? L’NSA?) lo vede?“.
Qui voglio fermarmi per parlare un attimo della vita reale: quando abbiamo qualcosa di personale da dire o da mostrare a un piccolo gruppo di persone, che garanzie abbiamo che tutti rispettino la nostra riservatezza? Facciamo un esempio: siamo nella saletta privata di un albergo e distribuiamo una foto personale a 5 persone; il giorno dopo una copia di questa foto è nelle mani di tutti i conoscenti. La colpa è dell’albergo?
Se non possiamo fidarci al cento per cento di una persona nella vita di tutti i giorni è stupido pensare che tramite internet, dove siamo nascosti dietro a uno schermo, siano tutti “onesti” e rispettosi delle netiquette.
Internet non è un luogo privato, è una piazza; possiamo sempre farci da parte e parlare a bassa voce con un conoscente sotto il portico più oscuro, ma non saremo mai veramente sicuri che nessuno stia origliando. Detto questo capirete perchè ritengo sia inutile farsi paranoie sulla privacy dei social network.

Lasciamo perdere per un attimo la categorizzazione da me effettuata e le effettive capacità tecniche dei social media; secondo me la domanda principale che dobbiamo porci quando stiamo per pubblicare un contenuto su una qualsiasi pagina internet è: “Posso mostrarlo tranquillamente o ho paura che venga visto da qualcuno che non sia l’effettivo destinatario?
Se la risposta è no, non pubblichiamolo. Non vale la pena vivere nel terrore (so che sembra esagerato ma ho visto persone cadere nella paranoia per una foto pubblicata, indecisi se lasciarla online o cancellarla, persi in un limbo di insicurezza) per un social network, quando questo dovrebbe essere usato per condividere semplici messaggi con il resto del popolo della rete.

Tutto questo per dire: non dico che tutti debbano fare come me (solo contenuti pubblici su qualsiasi network senza limitazioni di sorta), ma di rilassarsi e prendere internet per quello che è, ovvero una rete di scambio dati.
Ora siete liberi di assalirmi con i commenti 😀

L’uomo che sussurrava ai server

Sono stato recentemente preso in giro perchè assegno nomi affettuosi ai computer e spesso mentre faccio manutenzione parlo con loro.
Beh, perchè no?
Siamo sicuri che gli aggeggi tecnologici in cui riversiamo così tanto di noi non abbiano davvero una personalità?
Prendiamo ad esempio il mio navigatore.
Chiunque abbia viaggiato con me sa che litigo con quel coso ogni volta che mi da un’indicazione sbagliata, quindi ad ogni percorso.
Qualche mese fa per lavoro mi ha letteralmente abbandonato nel nulla, dicendomi di essere arrivato a destinazione… peccato fossimo in una cava di granito. Ovviamente ho passato il resto del tragitto a insultare l’aggeggio.
Niente di strano, se non fosse che da quel momento, per più di una settimana, il navigatore non abbia più “parlato”.
Il volume c’era, nei test audio funzionava tutto, ma non mi forniva nessuna indicazione vocale.
Mentre meditavo di cambiarlo, senza toccare nulla, ha ripreso a “parlare”.
Chi lo sa quale impostazione si era attivata o che guasto ha avuto… anche se non riesco a scrollarmi di dosso la sensazione che si sia offeso e l’abbia fatto per ripicca!

XP

L’avevo postata lo scorso mese su Facebook ma mi ero dimenticato di aggiungerla al blog.

Mi capita spesso di collaborare con altri sistemisti quando sto lavorando presso i clienti della mia azienda e con alcuni di loro ho stretto anche rapporti abbastanza cordiali.
Stavo lavorando con uno di loro quando ho notato che nella sua rubrica e in tutti i suoi riferimenti sono registrato come

MARCO XP

Incuriosito gli ho chiesto il perchè di questo nome e candidamente mi ha risposto
“Abbreviazione di X Problemi Chiamare Marco”
Mi sono fatto una bella risata, ma devo ammettere che mi piace.
Anche perchè non si capisce bene se è per risolverli o crearli, i problemi.

Lucca One Shot

Quest’anno è andata così: niente preparazione, niente albergo, niente giorni di ferie.
Io e Valeria ci siamo lanciati all’ultimo minuto nell’impresa: farci Lucca Comcs & Games in un solo giorno. DI SABATO. CON LA PIOGGIA!
Dopo un’alzataccia alle 06:30 siamo partiti da Bologna e grazie al navigatore (che non è aggiornato e quindi mi ha fatto sbagliare la strada allungandola di 20 minuti) siamo arrivati vicini alle mura di Lucca dove, cercando con un poco di furbizia, abbiamo trovato un bellissimo parcheggio GRATUITO (Valeria Approved).
Da lì siamo entrati in città ma non avevamo ben capito in che punto eravamo rispetto alla fiera (essendo abituati ad arrivare col treno alla solita entrata sud); ci siamo così messi alla ricerca di cartelli, segnalazioni e quanto ci potesse portare alla biglietteria più vicina.
Lì abbiamo avuto un discreto colpo di fortuna (che ci si sarebbe ritorto contro più tardi, come mio solito): dovendo acquistare solo il biglietto della giornata, la coda è stata cortissima!
Da qui è cominciata la vera avventura: affrontare la marea di GGENTE. E la pioggia. TANTA PIOGGIA.
Le condizioni climatiche e il numero di avventori ha fatto in modo che ci potessimo godere poco la fiera, siamo a mala pena riusciti a salutare gli amici e a comprare qualche volume (nemmeno tutti, causa code assurde e gente maleducata); l’unico rifugio certo è stata l’area mostre, al calduccio e al riparo dalle interperie.
Il punto è che alle 18:00 eravamo DISTRUTTI e pronti per tornare a casa, quindi siamo usciti da sud per dirigerci (con una passeggiata romantica lungo le mura esterne) verso la biglietteria della mattina, ad ovest.
MA.
Abbiamo camminato… camminato… camminato per un’ora e non abbiamo trovato la porta da cui siamo entrati; siamo arrivati a nord (abbastanza stanchini) e abbiamo consultato una mappa.
Rendendoci conto solo in quel momento che la mattina (in preda all’euforia) noi siamo arrivati da est e nel cercare una biglietteria abbiamo tagliato la diagonale della città.
Quindi, per l’ennesima volta nella mia breve vita… ho sbagliato strada. Facendo fare a Valeria una camminata romantica “leggermente” lunga. Giusto un’ora di strada circumnavigando quasi per intero le mura di Lucca.
(Nella vita precedente dovevo essere o Colombo o Magellano)
… mi sa che l’anno prossimo non la faccio più Lucca One Shot…

Il Grande Libro

Lo scorso anno prima del compleanno di un mio amico sono stato parecchio impegnato e non sono riuscito, come faccio solitamente, a seguire la “progettazione” del regalo; ho delegato quindi la decisione ad altri amici e non ci ho più pensato fino a qualche giorno prima, quando ho ricevuto un messaggio in Skype.

“Ciao Ben, abbiamo deciso il regalo ma non troviamo il libro, riusciresti a vedere se c’è dalle tue parti?”

“Guarda, al momento sto lavorando su un sito ma se mi scrivi al volo il titolo telefono alla libreria e vediamo cosa mi dicono”

Senza nemmeno guardare skype ho cercato velocemente il numero di telefono per i clienti e, sempre lavorando sul sito, ho chiamato.

“Buonasera sarei interessato a un libro ma non so se l’avete, quindi prima di passare chiedevo un piccolo controllo”

“Mi dica il titolo o l’autore”

Ho aperto Skype e letto ad alta voce il titolo.

“Mi servirebbe Il… ehm… Grande.. Libro delle… ehm… Tette”

“Mi scusi?”

“Cercavo Il Grande Libro delle Tette”

TU TU TU TU TU TU.

Mi ha riattaccato… e non posso nemmeno biasimarla.

Ho lasciato perdere il lavoro (chissà come mai ma la concentrazione era andata a quel paese…) e cercato meglio prima di effettuare una nuova mossa; ho così scoperto che in verità il libro era una raccolta di fotografie d’autore chiamata The Big Book of Breasts 3D (sì… contiene appositi occhiali 3D). La ricerca ha avuto esito positivo: c’era ancora un volume in una libreria non troppo distante. Ma in questo caso, non so perchè, non ho chiamato e ho deciso di andarci personalmente la sera dopo.

Raccolto il coraggio necessario mi sono presentato di fronte alla commessa, chiedendo il libro e sperando segretamente che non conoscesse l’inglese.

“Faccio subito un controllo!”

Mentre cercava a video ho cambiato desiderio, sperando che nell’archivio non ci fosse la copertina (ovviamente la rappresentazione di un gigantesco seno femminile); la commessa si è illuminata e mi ha sorriso. C’era la copertina. Ridacchiando è andata dall’altra parte della libreria, ha sollevato il libro (mostrandolo quindi a tutti gli altri clienti) e urlato

“E’ questo che cerchi?”

Da quel momento se devo comprare libri li ordino on-line su Amazon. Chissà perchè.

Hobbiton: l’intervista

Alcuni post fa raccontavo della mia presenza alla manifestazione Hobbiton di Montefiorino (Modena).

In quell’occasione sono stato intervistato all’improvviso da due signori gentilissimi… ed ecco qua il video:

Dal minuto 7:40 circa spiego chi siamo e come funziona uno dei giochi che presentiamo (Sì, Oscuro Signore!); non so se si nota ma ero imbarazzatissimo!

Oltretutto sono poco prima dell’intervista a Valerio Massimo Manfredi, per me è un grandissimo onore!